mercoledì 9 agosto 2017

Il Fatto Quotidiano: Santa Lucia, "Un centro d'eccellenza costretto a chiudere"

Un articolo della giornalista e blogger Silvia D'Onghia fa il punto della situazione sul contenzioso tra l'Ircs e la regione Lazio: "Come sempre accade a rimetterci sarebbero solo i pazienti"

L'Ircs Santa Lucia, centro d'eccellenza per la ricerca e la cura nella riabilitazione rischia di chiudere per il ridimensionamento delle attività in convenzione richieste dalla Regione Lazio a discapito delle prestazioni di più alto livello offerte ai pazienti.

Il Fatto Quotidiano, giornale diretto da Marco Travaglio, in un articolo di qualche giorno fa a firma della giornalista e blogger Silvia D'Onghia, ricostruisce con puntualità i principali momenti della vertenza tra l'Ircs Santa Lucia e la Regione Lazio guidata dal Governatore Nicola Zingaretti, a partire dal rischio di declassamento della struttura, un centro d'eccellenza per la riabilitazione e le neuroscienze a livello mondiale che rischia il declassamento, fino addirittura alla sua chiusura. 
La causa di questa grave situazione sono le politiche della Pisana in tema di riorganizzazione del Servizio Sanitario Regionale per contenere le spese.
Nell'articolo si rileva che, dopo 25 anni di attività di ricerca e cura ad altissimo livello in lesioni spinali, post-coma, ictus, malattie degenerative del sistema nervoso e cerebro lesioni, il contenzioso con la Regione, che chiede di ridurre le prestazioni ad alto livello, le cosiddette Codice 75 che prevedono al riabilitazione intensiva con ricovero,  per sostituirle, di fatto, con quelle di riabilitazione ordinaria e di day hospital, molto meno costose.
Una scelta che comporta, però, l'esclusione dalle cure per molti pazienti gravi e gravissimi e un utilizzo irrazionale di personale di altissimo livello che, impegnato normalmente nell'intensiva, si ritroverà a lavorare anche nell'ordinaria, con un'evidente spreco di risorse e competenze che potenzialmente potrebbero essere utilizzate sui casi più complessi, ed un aggravio dei costi di gestione.
Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio
Già il Tar del Lazio nel 2013 diede ragione al Santa Lucia, ma questo non ha scoraggiato la giunta Zingaretti che è tornata alla carica sulla questione negli anni successivi. 
L'Ircs, che già rivendica un credito di 100 milioni di Euro dalla Regione, con questa ristrutturazione capestro si ritroverebbe di fatto declassato praticamente ad una clinica di lungodegenza, se non addirittura costretto a chiudere, con il risultato di mandare a casa 800 lavoratori e sbarrare le porte agli oltre 2000 pazienti che da tutta Italia ogni anno si rivolgono al Santa Lucia.
"Declassare il Santa Lucia - commenta la giornalista - significa equipararlo alle tante strutture private di riabilitazione ordinaria che nel Lazio hanno quasi un unico proprietario".
Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica
Sembrano ormai di un secolo fa le parole del saluto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della sua visita al Santa Lucia,  "Punto d’incontro tra sofferenza, impegno professionale e umanità. Crocevia collocato al limite di obiettivi che sembrano impossibili, ma possono in realtà essere raggiunti e superati, perché qui l’assistenza si incrocia con la ricerca nei suoi più svariati campi di applicazione”, citate nell'attacco dell'articolo. Era solo il 24 febbraio del 2016. Domani questo "crocevia collocato al limite di obiettivi che sembrano impossibili, ma possono in realtà essere raggiunti e superati" forse non ci sarà più e la sofferenza non potrà più incontrare l'impegno e la professionalità. 
L'appello di Salviamo l'Ospedale Santa Lucia è a non arrendersi e a lottare in ogni modo ed in ogni sede perché ciò non accada.
Ognuno di noi ha parenti ed amici che nel Santa Lucia sono entrati con speranza e ne sono usciti con una nuova prospettiva di vita o conoscono persone che hanno sperimentato un percorso di riabilitazione nell'Ircs, personalmente o come familiare di un paziente: mobilitiamoci e mobilitateli per far si che questa opportunità sia data a tanti altri nel futuro. #SalviamoLOspedaleSantaLucia


mercoledì 24 maggio 2017

Quel filo rosso che lega il Cpo di Ostia alla Fondazione Santa Lucia di Amadio



Quel filo rosso che lega il Cpo di Ostia alla Fondazione Santa Lucia di Amadio

di Luigi Sorrentini - Direttore Centrale Prestazioni Socio-Sanitarie, Inail


Maglio può essere considerato il padre dello sport paralimpico in Italia, ma la sua intuizione non avrebbe trovato seguito se non ci fosse stato qualcuno in grado di comprenderne la vera portata rivoluzionaria
Quasi 60 anni fa, il primo giugno del 1957, l’Inail inaugurò il Centro paraplegici di Ostia "Villa Marina", struttura d’avanguardia per i metodi di cura e riabilitazione adottati da uno staff di elevata professionalità e alta specializzazione. A guidare la struttura, che contava 100 posti letto, fu chiamato il neuropsichiatra Antonio Maglio, divenuto successivamente noto come il padre dello sport paralimpico in Italia. Maglio, che aveva fatto della cura dei mielolesi una vera missione di vita, introdusse la cosiddetta sport-terapia, una pratica già sperimentata, alla fine degli anni Quaranta, dal neurologo sir Ludwig Guttmann tra i reduci della seconda guerra mondiale nella piccola città di Stoke Mandeville, a pochi chilometri da Londra.

Presto sul litorale romano arrivarono infortunati provenienti da tutte le regioni italiane. Si trattava per lo più di giovani operai e agricoltori, che avevano perso l’uso delle gambe per via di un incidente sul lavoro. Attraverso la pratica di varie discipline sportive, tra cui il nuoto, la scherma, la pallacanestro, il tennistavolo, il tiro con l’arco e il lancio del giavellotto, Maglio li aiutò a recuperare autostima e autonomia, ma anche fiducia e voglia di vivere. Non molto tempo dopo gli ospiti del Cpo cominciarono a partecipare ai Giochi internazionali di Stoke Mandeville, ma il direttore del Centro paraplegici aveva ambizioni più grandi e nel 1960 riuscì a portare quella stessa competizione sportiva a Roma, dove si disputò negli impianti dedicati agli atleti olimpici, due settimane dopo la chiusura delle Olimpiadi. I Giochi del 1960 divennero successivamente famosi come la prima Paralimpiade della storia.

Nel 1977, qualche anno dopo il passaggio del Cpo sotto l’egida del sistema sanitario regionale, Antonio Maglio venne chiamato al timone del gruppo sportivo della Fondazione Santa Lucia dal suo direttore Luigi Amadio. Una scelta illuminata, come tutta l’opera di Amadio, che ha diretto la struttura capitolina fin dal 1973, trasformandola in una vera e propria eccellenza nel campo della riabilitazione e della ricerca scientifica. Sotto la sua infaticabile guida, infatti, la Fondazione Santa Lucia Irccs può attualmente contare su un ospedale con oltre 300 posti letto in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, un reparto dedicato alla riabilitazione pediatrica e 60 laboratori di ricerca. Ma la storia di questo importante istituto è legata anche allo sviluppo dello sport paralimpico italiano. Nel corso del tempo, infatti, molti atleti sono approdati dalle palestre della Fondazione ai Giochi paralimpici, distinguendosi soprattutto nelle discipline del nuoto e del basket in carrozzina, a lungo punta di diamante della struttura. Oggi Antonio Maglio può essere considerato a tutti gli effetti un pioniere della riabilitazione, ma la sua intuizione non avrebbe trovato seguito se non ci fosse stato qualcuno in grado di comprenderne la vera portata rivoluzionaria: il dottor Amadio, di cui oggi, in occasione della sua recente scomparsa, vogliamo ricordare l’opera infaticabile a sostegno della pratica sportiva delle persone con disabilità. È, infatti, in un ideale continuum con l’opera di questi pionieri che l’attività oggi portata avanti dall’Istituto in materia di reinserimento sociale attraverso la pratica sportiva costituisce l’elemento portante della presa in carico delle persone con disabilità.

https://www.superabile.it/rivista-web/index?anno=2017&mese=04&pagina=3

mercoledì 3 maggio 2017

Riapre lo storico BLOG, salviamolospedalesantalucia.blogspot.it




L’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va. Oppure, l’eterno ritorno del sempre uguale, oppure, semplicemente ma inevitabilmente

RIECCOCI

Riapre lo storico BLOG, salviamolospedalesantalucia.blogspot.it

ll Coordinamento “SALVIAMO L’OSPEDALE SANTA LUCIA”  composto da utenti, familiari e lavoratori torna a parlare.  Dopo 10 anni di estenuanti trattative con la Regione Lazio, la Fondazione Santa Lucia rischia il declassamento, non più quindi un “Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico” ed alta specializzazione, ma semplicemente “Casa di Cura”. Sessant’anni di professionalità ed erogazione di servizi di qualità cancellati con un colpo di penna.
Il Coordinamento Salviamo l’Ospedale Santa Lucia torna a dire no ai giochi di poteri che ledono il diritto alla salute di migliaia di cittadini che hanno trovato risposte nella Fondazione di via Ardeatina. 



AVANTI TUTTA OSPEDALE SANTA LUCIA!!!